Figli, riproduzione e continuità informazionale
Per chi non crede nell’anima o in una sopravvivenza soprannaturale, la riproduzione può comunque avere un significato profondo. Un figlio non è un’estensione immortale dei genitori, ma una nuova persona che porta avanti una parte di una storia informazionale iniziata molto prima che loro esistessero.
Più dei geni
I genitori trasmettono informazione biologica attraverso il DNA. Ma l’eredità umana non si ferma qui. I figli ricevono anche lingua, conoscenze, abitudini, storie, competenze, valori, cultura e innumerevoli modalità di interazione. Ricevono informazioni dai genitori, dai parenti, dagli insegnanti, dagli amici e dalla società, poi le modificano e le combinano in qualcosa di nuovo.
Un figlio, quindi, non è né una copia né semplicemente un veicolo dei geni dei genitori. È un nuovo individuo informazionale: informazione ereditata, informazione in divenire e, infine, informazione trasmessa.
Riproduzione senza soprannaturalismo
Le religioni hanno spesso collegato la riproduzione a uno scopo divino, alle anime e alla vita eterna. Nessuna di queste ipotesi è necessaria per riconoscere la straordinaria importanza di mettere al mondo e crescere un altro essere umano. Attraverso la riproduzione e la genitorialità, l’informazione biologica e culturale può attraversare le generazioni, venendo ricombinata, messa alla prova e trasformata.
Questo non rende la riproduzione un obbligo, né implica che una vita senza figli abbia meno significato. Insegnare, creare, prendersi cura, scoprire, fare da mentore e influenzare altre persone sono anch’esse potenti forme di trasmissione informazionale. La riproduzione è particolare perché l’eredità biologica e la trasmissione culturale convergono nello sviluppo di una nuova persona autonoma.
Riproduzione per atei e non teisti
Le discussioni laiche sulla riproduzione si concentrano spesso, comprensibilmente, sull’autonomia, sulla contraccezione e sulla libertà riproduttiva. C’è spazio anche per un’altra conversazione: perché una persona atea o non teista potrebbe attribuire un valore positivo all’avere e crescere figli?
Il Sé Informazionale offre una risposta. Siamo partecipanti viventi e temporanei a un processo informazionale molto più antico di noi. Avere un figlio è un modo — non l’unico — di partecipare alla sua continuità.
Siamo informazione ereditata.
Siamo informazione in divenire.
Siamo informazione trasmessa.
